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Intervista con Werner Mauss

Wochenspiegel  12 / 07 / 2000, Mario Zender
 
“Non ho commesso alcun errore"
 
Il furto di gioielli più spettacolare di tutta la Germania, la rapina ai danni dell’insigne gioielliere René Düe compiuta nell’ottobre 1981, è tornato sulla bocca di tutti. Ormai, da quando i gioielli oggetto della rapina sono stati ritrovati nella casa in cui abitava precedentemente il padre di René Düe, nessuno crede più all’affermazione di innocenza di René Düe, allora gioielliere.

Signor Mauss, a suo tempo ha svolto un ruolo fondamentale all’interno della faccenda. Dal caso Düe in poi continua ad essere accusato di utilizzare metodi poco puliti nella conduzione delle sue indagini. Il ritrovamento di una notevole quantità di gioielli presso la casa, in cui abitava in passato il padre di René Düe, equivale ad un suo trionfo postumo?


Nel corso dei miei 30 anni di attività di agente segreto, non mi sono mai sentito un trionfatore e tanto meno adesso. E’ vero che grazie al luogo del ritrovamento dei gioielli è stato confermato il sospetto della procura di stato, della polizia e dell’ufficio criminale del Land. Düe ha simulato la rapina, è stata dimostrata la sua colpevolezza.


In realtà il caso Düe per Lei è un caso chiuso sin dal 1989, al massimo da quando Düe venne assolto. Per quale motivo Le interessa il caso ancor oggi?


Per anni in merito al caso Düe sono stato accusato ingiustamente da parte di determinati giornalisti. Adesso penso proprio che sia stato confermato a tutti il risultato delle indagini condotte allora. Chiaramente mi interessa particolarmente che sia reso pubblico che le indagini condotte allora dalla polizia e da me stesso erano autorizzate e conformi alla legge. Nel corso del processo di Braunschweig, il procuratore di stato capo Hans-Jürgen Grasemann è riuscito ad ottenere l’assoluzione – a torto, come è stato dimostrato definitivamente oggi – di Düe e l’accusa successiva ai danni della polizia per persecuzione dell’apparentemente innocente Düe. Gli agenti della polizia ed io abbiamo sofferto molto per questa accusa.


 In questo caso criminale rappresenta una delle figure chiave, non da ultimo a causa delle sue indagini Düe venne dapprima incriminato ad Hannover, mentre poi venne assolto a Braunschweig. Il processo di Hannover è stato caratterizzato da manipolazioni, e lo si dice ancor oggi a Braunschweig – Quali errori ha commesso allora?


Ho applicato la mia esperienza e le mie conoscenze psicologiche di agente segreto per poter aprire il caso Düe a più forze. Le indagini sono state condotte dall’ufficio criminale del Land. Questo significa che io ho seguito solo una delle tante tracce. Ho semplicemente stabilito il contatto diretto con Düe e tutte le mie misure erano state concordate ed autorizzate a priori con la polizia e con la procura di stato. Pertanto ritengo di non aver commesso alcun errore. 


E’ sempre convinto che i suoi metodi e quelli della polizia siano stati conformi allo stato di diritto?


I miei metodi erano corretti. Se si riferisce alla cosiddetta azione di spionaggio con microspie avvenuta in Francia ai danni di Düe, le posso dire: Sì. Düe è stato intercettato, ma solo all’estero e poi nemmeno da me, bensì dalla polizia. Per quanto ne so, l’azione è avvenuta sulla base di una richiesta di assistenza giudiziaria rivolta alla Francia con la partecipazione di un giudice d’indagine francese. Il fatto che tali misure siano state impugnate in Germania, non mi era noto. Sulla base dell’attuale situazione legislativa tali interventi sarebbero ammissibili anche in Germania.


In seguito alla assoluzione di Düe, il Land della Bassa Sassonia gli ha dovuto pagare un elevato risarcimento danni per periodo di oltre due anni trascorso in carcere. Come giudica questa decisione col senno di poi?


Nel 1983 René Düe era stato condannato in prima istanza a sette anni di reclusione. Dopo la sua assoluzione del 1989, il tribunale di Hannover, nel 1992, ha respinto per frode la sua azione legale per risarcimento danni contro l’assicurazione Mannheimer Versicherung. La sentenza è stata confermata dalla Corte Suprema Federale. I giudici considerarono Düe colpevole, poiché nel 1982 mi aveva consegnato dei gioielli che in precedenza erano stati dichiarati rubati. A causa di questa sentenza, tutte le rivendicazioni di risarcimento danni hanno perso il loro valore. Non riesco a comprendere perché ciononostante il Land della Bassa Sassonia abbia versato a Düe una somma di 2,5 milioni di marchi.


Che cosa pensa che debba fare oggi la procura di stato di Hannover per chiarire definitivamente il caso Düe?


Credo che la Polizia e la procura di stato abbiamo compiuto i giusti passi che confermeranno la correttezza dei risultati delle indagini presentati allora dai loro colleghi. Si devono ancora approfondire le tracce che portano al presunto ordine di omicidio in Turchia.


Se parla del caso di omicidio avvenuto a Istanbul, significa che Lei ritiene che René Düe sia responsabile non solo della frode ai danni dell’assicurazione, bensì anche dell’ordine di omicidio?


Ho visto René Düe agire con la sua abilità di truffatore. Nel 1982 ha cercato di sviare a sangue freddo il sospetto, spostandolo da sé al suo maggiore fornire di New York. Se Düe sia anche in grado di conferire un ordire di omicidio, questo non lo so.

Pensa che prossimamente la procura di stato di Hannover La interrogherà un’altra volta in qualità di testimone del caso?
 

Non glielo saprei dire. Non vedo alcun problema nell’esporre in qualsiasi momento le mie conoscenze in merito al caso. 
 


Che cosa fa oggi dopo le sue numerose missioni in qualità d’agente segreto degli anni settanta, ottanta e novanta?


Da anni, in collaborazione con mia moglie, sosteniamo il processo di pace in Colombia e sono in possesso di un mandato delle parti del conflitto. Il nostro obiettivo è di eliminare la violenza dal conflitto. Vogliamo far sì che le parti del conflitto cessino di compiere sequestri, massacri e torture. Questo è il nostro scopo prioritario al quale lavoriamo intensamente. 
 

Perché operate proprio in Colombia?


Fino al 1998 lo abbiamo fatto su incarico della cancelleria federale, in seguito le parti del conflitto hanno richiesto la necessaria continuazione del nostro operato. Non potevamo sottrarci a questo loro desiderio, poiché il potenziale di fiducia che avevamo raggiunto non poteva e non può essere trasferito a nessun altro.

 

Con la cortese autorizzazione della casa editrice www.wochenspiegellive.de

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